Che furbi quelli di RaiSet a fissare lo switch off nel Lazio al 16 giugno! La desolazione dei palinsesti estivi è l'ideale per il passaggio al digitale terrestre di Rai2 e Rete4: non ci sono nuovi programmi o progetti in cui si è investito; un calo degli ascolti in questo periodo avrebbe un'importanza marginale per le televisioni, ma soprattutto per i pubblicitari.
Gli occhi sono già tutti puntati a settembre, quando, si spera, la gente si sarà abituata alla nuova piattaforma e potrà godersi le novità proposte dalla tv. Claudia Mori a X Factor, Pippo Baudo a Sanremo e i pacchi di Affari Tuoi promossi dall'access prime time al prime time del sabato: alla faccia delle novità!
I rumors e i palinsesti Rai appena presentati non fanno ben sperare: la stagione 2009/10 di nuovo avrà ben poco. Meno soldi, meno rischi: si è disposti a investire solo su progetti collaudati e di sicuro successo.
Intanto, nelle notti d'estate la tv che stenta a scommettere sul domani guarda al passato, dedicando ampio spazio alla storia più o meno recente. Mi riferisco a programmi come Correva l'anno, in onda il lunedì alle 23.40 su Rai3, o come Complotti, il martedì alle 23.15 su La7. Mentre quest'ultimo, condotto dal giornalista Giuseppe Cruciani, offre una rilettura dei fatti di cronaca più misteriosi - l'ultima puntata era dedicata alla morte dello 007 russo Alexander Litvinenko -, Correva l'anno regala ampi affreschi di epoche storiche che, per ragioni diverse, hanno segnato una svolta.
Filmati d'archivio e testimonianze autentiche commentate da storici autorevoli: sono questi gli ingredienti dei programmi che non solo aiutano a combattere l'afa delle notti estive, ma si prendono tutto il tempo necessario - in questo periodo le tv di tempo da occupare ne hanno fin troppo - per informare in maniera approfondita e documentata.
mercoledì 17 giugno 2009
LA PAURA DEL DOMANI, IL RITORNO AL PASSATO.
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sabato 25 aprile 2009
(F)ALL MUSIC: LA CRISI NON RISPARMIA LA TV.
Da qualche giorno sono abbastanza angosciato per via di un guasto al telecomando. Non mi sento un uomo libero senza poter saltare da un canale all'altro restandomene comodamente sdraiato sul divano. Quale senso di onnipotenza ha regalato a noi piccoli esseri umani il telecomando! A dire il vero, potrei usare quello di Sky, ma dovrei rinunciare a guardare Mtv e All Music. Già, All Music. Tra breve tutti noi dovremo fare a meno dell'ex ReteA, acquistata nel 2004 dal Gruppo l'Espresso: l'emittente trasloca sulla piattaforma Sky al canale 128 e sul digitale terrestre. Motivo? La crisi, ovviamente.
Il mese scorso l'azienda ha deciso la chiusura degli studi di produzione di via Stromboli a Milano e l'esternalizzazione di alcune attività. Ne risulta il licenziamento in tronco di ventinove tecnici su 37. La drastica ristrutturazione, si legge nel comunicato, è “diretta conseguenza dei risultati negativi registrati negli ultimi anni”. La programmazione televisiva e i notiziari giornalistici proseguiranno secondo quanto previsto dagli obblighi di legge: anche l’intrattenimento a sfondo musicale andrà avanti senza cambiamenti particolari.
All Music non chiude, dunque, ma - come sottolinea uno dei lavoratori scaricati - licenzia di punto in bianco i suoi dipendenti senza riallocarli o adottare misure per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale.
Non voglio fare della politica o del sindacalismo spicciolo: mi limito a osservare con rammarico che un canale in chiaro in meno rappresenta una perdita per ciascuno di noi, un impoverimento dell'offerta televisiva e una limitazione alla nostra libertà di scelta. Senza contare che All Music ci ha regalato in questi anni programmi piacevoli: la diretta di Dj Chiama Italia - che, a mio avviso, ha contribuito al recente riscatto della radio, facendocela conoscere e amare -, la rotazione musicale - più attenta di Mtv al panorama nazionale -, varietà freschi e innovativi come Modeland e approfondimenti come Mono.
Se i canali diminuiscono mi passa la voglia di far aggiustare il telecomando: vorrà dire che per sentirmi di nuovo libero aspetterò il digitale terrestre... Speriamo!
Pubblicato da gianluca alle 06:09 0 commenti
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giovedì 9 aprile 2009
DIGITALE TERRESTRE: NON LASCIAMOCI COGLIERE DI SORPRESA!
Tenetevi forte: il digitale sta arrivando! L'Authority per le Comunicazioni ha stabilito che a fine 2012, con il passaggio definitivo dalla tv analogica al digitale terrestre, si aprirà uno spazio nell'etere italiano di cinque nuove reti, non più due come previsto dalla legge Gasparri. La delibera dell'AgCom fa decadere la procedura d'infrazione aperta dall'Ue contro il duopolio Rai-Mediaset.
Le nuove reti diventano cinque grazie a una diminuzione degli spazi destinati a Rai e Mediaset (da cinque a quattro) e a Telecom Italia Media (da quattro a tre). I lotti saranno messi a gara in due parti: la prima, pari a tre lotti, sarà riservata a nuovi entranti e dunque escluderà i soggetti come Rai e Mediaset che hanno più di due reti nazionali in tecnica analogica; la seconda, pari a due lotti, sarà aperta a qualsiasi offerente, ma ci sarà un limite di cinque reti per ciascun operatore.
Il gioco è fatto, dunque, o almeno così sembra. In realtà, la strada attraverso cui l'Italia recupererà il grave ritardo adeguandosi alle nuove tecnologie è piena di ostacoli.
Oggi un'intera regione, la Sardegna, è già "all digital", mentre le altre si preparano a diventarlo. Il Governo e gli altri enti coinvolti nella comunicazione e nel lancio del digitale terrestre trascurano le questioni di ricezione e di distribuzione del segnale, come se fosse sufficiente aggiungere un decoder o utilizzare un apparecchio TV di ultima generazione per fruire dei programmi in digitale. In Sardegna molti decoder vengono restituiti ai rivenditori, non perchè non funzionino, ma perchè gli impianti sono obsoleti - le antenne non sono posizionate correttamente, oppure vanno sostituite -.
Le famiglie italiane che hanno il digitale terrestre al momento sono oltre quattro milioni (dati Auditel); entro il 2012 si adegueranno i restanti 16 milioni, dotando di apparecchiature adeguate la prima casa e magari anche la seconda. Alle abitazioni private si aggiungono alberghi, ospedali, scuole e altri luoghi di aggregazione pubblica (aziende comprese). Le situazioni da affrontare sono troppe, considerando il poco tempo a disposizione, ma anche la disponibilità limitata di operatori sul territorio - solo 3.500 installatori specializzati e circa 20mila generalisti -. Occorre quindi anticipare quanto più possibile i lavori di revisione e di adeguamento degli impianti, assicurare un'informazione corretta e un piano di incentivi alle famiglie.
Il digitale terrestre rappresenta una conquista irrinunciabile: è la tecnologia in grado di garantire un'offerta televisiva più ampia e variegata. Più spazio vuol dire più liberta per il grande pubblico. Ma senza i necessari ammodernamenti il rischio di avere nei prossimi mesi una grande quantità di schermi senza segnale televisivo è concreto.
Pubblicato da gianluca alle 08:33 0 commenti
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