Le immagini in bianco e nero della bellissima Mina, regina dei varietà Rai, fanno parte della vita di ognuno di noi. Anche dei più giovani, visto che quei filmati vengono continuamente riproposti.
Programmi come Canzonissima e Studio Uno, che ogni sabato incollavano al piccolo schermo fino a venti milioni di spettatori - oggi se Santoro fa sette milioni con la D'Addario si grida al miracolo! -, hanno fatto la storia della televisione.
E' giusto ricordare che dietro a quei successi senza tempo e all'icona Mina, cui tanto siamo affezionati, c'era un uomo: Antonello Falqui.
Ne La Storia Siamo Noi (ogni lunedì alle 23.30 su Raidue) Giovanni Minoli ha voluto raccontare il genio e la professionalità di questo autore e regista che, oltre a Mina, ha lanciato personaggi del calibro di Rita Pavone e Raffaella Carrà.
Minoli, con l'efficacia di sempre, ha ricostruito il contesto storico in cui Falqui è arrivato al successo. L'Italia del boom economico, giovane e carica di belle speranze, aspettava il sabato sera per scoprire quale fosse il superospite di Studio Uno: e così, di settimana in settimana, al fianco di Mina si succedevano Marcello Mastroianni, Vittorio Gassmann, Alberto Sordi, Totò, etc. Ognuna di quelle apparizioni rappresenta oggi un prezioso cimelio.
L'epopea di Antonello Falqui inizia nel 1958 con lo straordinario successo de Il Musichiere, condotto da Mario Riva, e termina nel 1974 con Milleluci, il varietà che mette insieme due regine: Mina e Raffaella Carrà.
Al lavoro appassionato di Falqui si devono i successi di Canzonissima e la consacrazione di molte star della musica, come Patty Pravo o Massimo Ranieri. C'è lui dietro le coreografie spettacolari di quei varietà, lui dietro a ogni singolo costume.
Poi, sul finire degli anni '70, arriva il colore e la tv inizia a cambiare... Sarà vero, come ha commentato Loretta Goggi in una recente intervista, che nella tv di oggi - punto di partenza, non di arrivo - non c'è più spazio per gli artisti? Per quei talenti che Antonello Falqui era così bravo a individuare e valorizzare?
Eppure, i palinsesti dedicano quotidianamente spazi al varietà di allora: la tv che non ha il coraggio di reinventarsi e di scommettere sulle competenze si rifugia nei ricordi; si illude di riempire vuoti contenutistici, che intanto diventano voragini.
lunedì 19 ottobre 2009
LA LEZIONE DI ANTONELLO FALQUI.
Pubblicato da gianluca alle 07:16 0 commenti
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giovedì 23 luglio 2009
LARGO AI GIOVANI, QUELLI VERI.
Confesso di aspettare il mercoledì sera per godermi i sempre accuratissimi speciali de La Storia siamo noi: Giovanni Minoli, insieme alla sua redazione, confeziona puntate monografiche che spaziano dal costume alla politica, dagli spettacoli agli esteri.
Sono rimasto colpito di recente da due interviste: due eterni ragazzi che hanno molto da insegnare a quelli che sono ancora giovani anagraficamente, ma forse non lo sono mai stati nello spirito. Parlo di Gianni Morandi e di Tito Stagno: due personaggi molto diversi, il primo cantante e uomo di spettacolo, il secondo giornalista e volto storico della Rai.
Di Morandi Giovanni Minoli ha voluto ripercorrere la storia: dai primi successi di quello che si considerava l'enfant prodige della musica italiana a gli ultimi album, passando per una lunga crisi che sembrava non risolversi.
Tito Stagno, invece, è stato chiamato in causa a proposito dello sbarco sulla luna: come non intervistare nel quarantesimo anniversario dell'evento il giornalista che condusse la storica diretta Rai?
I due personaggi hanno una caratteristica comune, che emerge dirompente dal ritratto di Minoli: l'entusiasmo. Passione ed energia rendono Morandi e Stagno (rispettivamente 65 e 79 anni) eterni adolescenti: la forza che ti permette di superare i momenti di crisi in cui tutti sembrano averti dimenticato; la tenacia che ti fa tornare in sella a raccogliere nuove sfide. Tito Stagno non smetterebbe mai di raccontare il suo mestiere, con una luce negli occhi che emoziona e colpisce profondamente. Morandi è un vulcano di idee: ancora oggi sforna successi discografici e importanti iniziative con la sua Nazionale Cantanti (guarda caso, l'ha inventata lui).
Un modello, insomma, per le nuove generazioni che faticano a credere in quello che fanno.
Pubblicato da gianluca alle 03:12 1 commenti
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