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mercoledì 25 marzo 2009

E CHE CI VUOLE A FARE TELEVISIONE?!

Il marito o compagno di Grazia Deledda ha forse preteso di scrivere novelle? Gli amici di Guttuso o De Chirico si sono per caso improvvisati artisti? La risposta è scontata: magari bastasse la prossimità al genio per appropriarsi dei suoi talenti e creare capolavori! E il discorso non vale solo per l'arte: non tutti i figli o congiunti dei medici sono medici a loro volta, nè i figli dei notai, dei falegnami, etc.


Perchè allora Sonia Bruganelli, meglio conosciuta - forse - come Sonia Bonolis, è finita in prima serata su Canale5? Qual'è il contributo della bella e sorridente moglie del direttore artistico del Festival di Sanremo? Semplice: il problema non si pone. I varietà costruiti sul niente non richiedono ai partecipanti particolari talenti: basta esserci e fare salotto.


Il gioco si sa: l'impresario del momento lottizza programmi riscaldati come minestre, fa della sua compagna la conduttrice di punta e le affida i cavalli della sua scuderia. Un carrozzone variegato e sorprendente - un buon agente non si fa mancare proprio nulla -: la vedova del presentatore controcorrente (lui si un uomo di spettacolo!), lo scugnizzo raccolto dalla strada e catapultato sulla croisette, il fotografo di vallettopoli e la trasgressiva signora dei salotti. Non possono certo mancare i soliti Uomini e donne, grandi fratelli e sorelle.

Nella squadra del superimpresario brilla, ovviamente, il superconduttore, gemma tra le gemme: i due si scambiano superautori e superospiti. Tra questi, c'è chi, avendo vinto un premio Oscar, arriva a chiedere i diritti Rai in cambio di una sua apparizione, appropriandosi così di una fetta del patrimonio culturale che appartiene (non lo dimentichiamo!) a tutti noi.

Non me ne voglia la signora Bruganelli in Bonolis, che, come si è visto, non è che la punta dell'iceberg. La tv del niente, che da spazio a chi improvvisa senza preoccuparsi di "saper fare", ci offre spettacoli poco edificanti: il re dei paparazzi indagato per bancarotta che si siede su un trono e si lascia baciare i piedi dai suoi "contadini"; la contessa del trash disposta a tutto pur di apparire, perfino a lasciarsi insultare da chi ha la metà dei suoi anni.

"Amici ascoltatori", vogliamo davvero tutto questo?

venerdì 6 marzo 2009

DOV'E' FINITA L'INFORMAZIONE IN TV (2)?

Prosegue il mio viaggio attraverso i palinsesti televisivi a caccia di informazione: per mia fortuna riparte proprio in questi giorni Exit, il miglior approfondimento giornalistico del piccolo schermo. Proprio così, il migliore, per la completezza dei servizi da cui trae spunto la discussione in studio e anche per la bravura della conduttrice. Dopo aver fatto anni di pratica con allenatori e calciatori, Ilaria D'Amico non può che essere diventata una moderatrice risoluta, in grado di fare le domande giuste al momento giusto. Exit non è un salotto e neanche un talk show: il dibattito tra gli ospiti fà da cornice ai servizi che in poco meno di un quarto d'ora affrontano un tema in ogni suo aspetto. La grafica, gli esempi concreti e il linguaggio colloquiale hanno un obiettivo solo: la chiarezza; il giornalismo al servizio del grande pubblico che si propone di spiegare questioni spinose. A proposito del federalismo fiscale, per esempio, uno dei servizi preparati, "La guerra dei soldi" parte dagli uffici del 118 dell'ospedale Cardarelli di Napoli: i computer non funzionano, la tac è in avaria e i posti letto sono esauriti. Da lì le telecamere di Exit si spostano negli uffici di un fornitore delle Asl campane che non viene pagato da anni ed è costretto a vendere le proprie fatture a una società di facturing: ci rimetterà, certo, ma almeno recupererà il denaro necessario a mandare avanti la propria attività. A questo punto non può mancare l'intervista al titolare della società di facturing, il cui vero business è l'attesa: la regione Campania tarda - spiega l'esperto affarista -, ma alla fine paga sempre; è una garanzia.

Guardo Exit e rifletto sul senso dell'approfondimento: scavare fino a portare alla luce quello che c'è sotto; dare tempo e modo a chi non ne trova mai di farsi delle domande e avere delle risposte su quanto accade ogni giorno sotto i suoi stessi occhi. Il valore civico di programmi come Exit non va sottovalutato.