BLOGGER TEMPLATES AND TWITTER BACKGROUNDS »
Visualizzazione post con etichetta paolo bonolis. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paolo bonolis. Mostra tutti i post

martedì 16 febbraio 2010

SANREMO: LE PAGELLE DEI BIG

Delude fin dalle prime battute la 60esima edizione del Festival della Canzone Italiana. Con Bonolis e Laurenti in apertura, sembra di tornare indietro di un anno: insomma, repetita scocciant e Sanremo 2010 non promette niente di buono.

Non si poteva proprio fare a meno dell'estenuante duo Bonolis Laurenti? Voglio dire, quel siparietto triste, trito e ritrito; quell'inutile scimmiottare Totò e Peppino... E' una partenza sbagliata: che noia!

Ma Paolo Bonolis "appartiene" a Lucio Presta, si sa, e come lui la rigogliosa Clerici. Quindi, no: non si poteva fare a meno.

Bella e dimagrita, la padrona di casa Antonella Clerici sembra un pò ingessata e sotto tono. Delle due una: è ancora sedata dalle pillole che ha ingerito per perdere peso; risente dell'impatto con il palco dell'Ariston. Diamole tempo e passiamo, finalmente, alla gara.

Irene Grandi apre le danze con La cometa di Halley... E altro che se si sente la mano dei Baustelle! La canzone, infatti, è stata scritta insieme a Francesco Bianconi, leader del gruppo. Già con Bruci la città, clamorosamente esclusa da Sanremo 2007, i due avevano collaborato in maniera più che proficua. La toscanaccia Irene, a 40 anni suonati, non rinuncia all'aria da bambina cattiva, ma ci può stare. Il brano è orecchiabile, ritmato e si fa cantare. Voto: 7.

Valerio Scanu , l'Amico più uterino che Maria De Filippi abbia mai sfornato, canta Per tutte le volte che: solito brano autorale, tristemente sanremese. Un'impronta miseramente melodica, che, oltretutto, non mette a frutto le potenzialità dell'interprete. Voto: 4.

Toto Cutugno, così piacione e brizzolato da rubare il cuore alle sciure della madre Russia, canta Aereoplani... E sembra di sentirlo cantare Le mamme, o anche Gli amori: i successi che lo inchiodavano negli anni d'oro al secondo posto della classifica festivaliera. Un dejavu di cui si può fare a meno. Voto: 4.

Arisa canta Ma l'amore no. Lo scorso anno la sua aria naive e decisamente sopra le righe colpì per originalità: adesso sembra una forzatura. Arisa ha capito che fare la sbirulina del Festival paga, ma esagera: si fa accompagnare dal trio en travesti delle sorelle Marinetti. Comunque, il brano è spiritoso, ha il merito di trattare l'amore e le sue pene con leggerezza. Voto: 5.

Nino D'Angelo e Maria Nazionale cantano il primo brano in dialetto di questa edizione, Jammo Jà : D'Angelo è espressivo, la Nazionale molto dotata, ma il brano non è originale. Le solite tammorre accompagnano un testo che racconta la meridionalità e l'arte di arrangiarsi (ideona!). Voto: 5.

Talent che vai, stellina che trovi: Marco Mengoni, pupillo frignone di Morgan a Xfactor, con un look che farebbe impallidire la pop star Rihanna canta Credimi Ancora . Per fortuna, la voce colpisce più della cresta: Marco è un interprete interessante e il suo brano grintoso. Voto: 6 e mezzo.

Simone Cristicchi canta Menomale, il pezzo che ha fatto infuriare l'Eliseo e la premiere dame Carlà. Sembra quasi l'Enrico Ruggeri dei Decibel, ma Cristicchi non è altrettanto musicale. Il brano, comunque, coinvolge e resta in mente. Voto: 6-.

Malika Ayane canta Ricomincio da qui: l'attesissima performance non dispiace, ma neanche colpisce. Malika ha una voce particolare, ma la sua canzone, più che sorprendere, annoia. Voto: 6.

Accolti dai fischi, arrivano sul palco Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici: il loro omaggio all'Italia, Italia, amore mio, è triste e scontato. Niente contro il simpatico Enzo Ghinazzi, per carità, ma questo principe chi è? Chi l'ha visto mai?! Di botto, arriva in Italia e, per prima cosa, chiede un maxirisarcimento: poi si da al ballo, alla politica e adesso al canto. Di possibilità ne ha avute, credo: va bene riciclarsi, ma perchè non inventa una scusa e torna a casa (magari oltralpe)? Voto: 3.

Antonella Clerici legge un passo della canzone di Morgan, il grande assente: fosse stato per lei, dichiara, avrebbe lasciato che l'artista si esibisse... Ma lo commisera troppo, avallando l'immagine del derelitto che la tv di Stato ha ipocritamente confezionato.

Diretto dalla sua compagna, Andrea Mirò, Enrico Ruggeri canta La notte delle fate: brano poetico e delicato, ricco di immagini suggestive. Voto: 7+.

I Sonohra cantano Baby, che fin dalle prime note si candida a colonna sonora del prossimo film di Moccia. Quando cantano l'ammOre, i fratelli sbarbatelli emozionano come i Bee Hive (quelli di Licia). Voto: 4 e mezzo.

Povia canta La verità: personaggio molto sgradevole (uno shampoo, please, e poi giù quelle mani da mimo ubriaco!), ha tuttavia il merito di presentare un pezzo intenso, dal testo immediato ed emozionante. Voto: 6+.

Irene Fornaciari e i Nomadi cantano Il mondo piange: un inno all'amore che ha qualcosa di spirituale. La Fornaciari sembra una figlia dei fiori in clamoroso ritardo. Voto: 6.

Noemi, rivelazione della penultima edizione di Xfactor, canta Per tutta la vita: un brano molto radiofonico, in cui è facile riconoscersi. L'interpretazione di Noemi conquista perchè graffiante. Voto: 6 e mezzo.

Fabrizio Moro canta Non è una canzone: pezzo reggae molto incazzato sul disagio dei trentenni che non trovano il proprio posto nel mondo. Voto: 6 e mezzo.

Questa prima, deludente puntata della 60esimo Sanremo ha un merito: da spazio agli artisti in gara, che si susseguono velocemente, senza troppe interruzioni. Velocemente rispetto allo standard festivaliero, si intende.

Perchè è questo Sanremo: una gara tra cantanti che ha bisogno di ritrovarsi, evitando inutili divagazioni. Ospitate e partecipazioni straordinarie non si giustificano più: tre serate basterebbero, senza inutili lungaggini. Una festa della musica... E che musica sia!

mercoledì 25 marzo 2009

E CHE CI VUOLE A FARE TELEVISIONE?!

Il marito o compagno di Grazia Deledda ha forse preteso di scrivere novelle? Gli amici di Guttuso o De Chirico si sono per caso improvvisati artisti? La risposta è scontata: magari bastasse la prossimità al genio per appropriarsi dei suoi talenti e creare capolavori! E il discorso non vale solo per l'arte: non tutti i figli o congiunti dei medici sono medici a loro volta, nè i figli dei notai, dei falegnami, etc.


Perchè allora Sonia Bruganelli, meglio conosciuta - forse - come Sonia Bonolis, è finita in prima serata su Canale5? Qual'è il contributo della bella e sorridente moglie del direttore artistico del Festival di Sanremo? Semplice: il problema non si pone. I varietà costruiti sul niente non richiedono ai partecipanti particolari talenti: basta esserci e fare salotto.


Il gioco si sa: l'impresario del momento lottizza programmi riscaldati come minestre, fa della sua compagna la conduttrice di punta e le affida i cavalli della sua scuderia. Un carrozzone variegato e sorprendente - un buon agente non si fa mancare proprio nulla -: la vedova del presentatore controcorrente (lui si un uomo di spettacolo!), lo scugnizzo raccolto dalla strada e catapultato sulla croisette, il fotografo di vallettopoli e la trasgressiva signora dei salotti. Non possono certo mancare i soliti Uomini e donne, grandi fratelli e sorelle.

Nella squadra del superimpresario brilla, ovviamente, il superconduttore, gemma tra le gemme: i due si scambiano superautori e superospiti. Tra questi, c'è chi, avendo vinto un premio Oscar, arriva a chiedere i diritti Rai in cambio di una sua apparizione, appropriandosi così di una fetta del patrimonio culturale che appartiene (non lo dimentichiamo!) a tutti noi.

Non me ne voglia la signora Bruganelli in Bonolis, che, come si è visto, non è che la punta dell'iceberg. La tv del niente, che da spazio a chi improvvisa senza preoccuparsi di "saper fare", ci offre spettacoli poco edificanti: il re dei paparazzi indagato per bancarotta che si siede su un trono e si lascia baciare i piedi dai suoi "contadini"; la contessa del trash disposta a tutto pur di apparire, perfino a lasciarsi insultare da chi ha la metà dei suoi anni.

"Amici ascoltatori", vogliamo davvero tutto questo?

domenica 22 febbraio 2009

L'AMICO DI MARIA CONQUISTA IL FESTIVAL!

Banalmente, si può supporre che le quattordicenni oggi vadano a letto dopo l'una e che quindi votino fino alla fine il proprio beniamino con una caterva di sms. In realtà, la vittoria di Marco Carta del Festival di Sanremo59 è il segno dei tempi: le star della canzone italiana arrivano ormai dai Talent Show come Amici o X-Factor. Non a caso, l'estate scorsa i fenomeni Marco Carta e Giusy Ferreri (trionfatrice morale di X-Factor) hanno monopolizzato il mercato discografico. Il giovane interprete sardo che ieri sera ha sbaragliato gli altri artisti in gara ha una voce roca molto particolare ed è sicuramente più simpatico quando canta che quando parla. "La forza mia" è un brano senza alcuna pretesa, se non quella di scalare le vette delle charts radiofoniche: si presta meglio, insomma, a diventare una suoneria del cellulare. Anche la vittoria di Sal Da Vinci sarebbe stata un finale col botto e oggi tutti avremmo scritto di un doppio riscatto: della tradizione musicale della città più maltrattata d'Italia, ma anche di uno degli artisti esclusi dalla gara e poi ripescati dal televoto. In quanto a Povia, si è detto fin troppo: la sua canzone non ha vinto perchè non è piaciuta abbastanza. Punto.
Sanremo59, campione di ascolti e incassi pubblicitari, chiude i battenti. Non dovremo più sorbirci le citazioni erudite di Bonolis e il suo umorismo forzato. Per un pò ci disintossicheremo anche dalle sue adulazioni indirizzate ai superospiti internazionali (dare dello gnocco e dello strafigo a Vincent Cassèl mi sembra troppo!). Più spontanea dell'affettato conduttore, Maria De Filippi nell'ultimo appuntamento del Festival si è data con molta autoironia il ruolo della valletta sprovveduta. La De Filippi è un'anchorwoman intelligente e dà lezioni di stile anche dal Palco dell'Ariston: peccato che il suo look sia sempre raggelante (un pò Trinity, un pò sadomaso, il nude-look over'50 sembra essere la cifra di questo Festival; per fortuna abbiamo finito).

Personalmente, sono felice del successo di Sanremo e ne riconosco il merito a Paolo Bonolis, discutibile conduttore, ma grande direttore artistico. In fondo, si devono a lui lo svecchiamento e la velocizzazione della gara: eliminazioni e ripescaggi nel corso delle serate ricordano un pò troppo il meccanismo dei talent show (non sarà che Bonolis ha chiesto suggerimenti all'amica Maria De Filippi?), ma hanno il pregio di creare suspense e suscitare curiosità. Inoltre, quest'anno è nato SanremoWeb, un contest che grazie alla sua multimedialità coinvolge principalmente i giovani.
Il Festival è riuscito: non solo per gli ascolti - quelli, semmai, interessano ai pubblicitari e ai direttori di rete -, ma perchè ci ha regalato ancora una volta curiosità, emozioni forti e tanta voglia di cantare.

giovedì 19 febbraio 2009

NUOVE PROPOSTE E PADRINI-PADRONI.

Grandi, grandissime emozioni al terzo appuntamento col Festival di Sanremo: le pietre miliari della musica italiana ci regalano memorabili esibizioni dal vivo. Ma non saranno troppo invasivi questi Cocciante, Dalla e Daniele? Riproponendo i successi che ciascuno di noi ha nel cuore, non oscurano, forse, le nuove proposte? In fondo, questa dovrebbe essere la serata dei giovani! Altro che padrini: i big - sebbene molto apprezzati - diventano piuttosto padri-padroni!

Come di consueto, la serata si apre celebrando la grande musica: dopo Mina e Mozart, è la volta del film "La leggenda del pianista sull'oceano" e del magico pianoforte di Giovanni Allevi. Ma gli omaggi non finiscono qui: prima di dare inizio alla gara, con il solito fare da televenditore, Bonolis ricorda Oreste Lionello, un artista che come pochi altri si è generosamente dato al pubblico per tutta la vita. Nella seconda parte della serata, invece, sarà l'eleganza di Ornella Vanoni a celebrare l'immancabile Luigi Tenco e il grande Mino Reitano, che non ha mai smesso di amare il palco dell'Ariston (ci chiedevamo tutti come mai il Festival non avesse ancora "salutato" il Mino nazionale; non farlo sarebbe stato imperdonabile).

Il primo giovane a esibirsi è Filippo Perbellini, accompagnato da Riccardo Cocciante. Suggestiva l'esecuzione a due pianoforti del brano "Cuore senza cuore", ma il momento più alto della serata si consuma subito dopo, con Cocciante che ci regala la sua struggente "Quando finisce un amore".


Seguono altri duetti azzeccati: Silvia Aprile e Pino Daniele con "Un desiderio arriverà", Lucio Dalla e la sua eterna corista Iskra (purtroppo Dalla non sembra avere molta voglia di cantare; preferisce giocare con Luca Laurenti e l'inascoltabile Del Noce, che peccato!).


Coinvolgente l'accoppiata padre-figlia di Zucchero e Irene: i Fornaciari non badano a spese e la figlia d'arte si presenta con una squadra di padrini e un medley dei loro grandi successi; peccato che Maurizio Vandelli non ricordi il testo di Pensiero dei Pooh!

Tra le nuove proposte spiccano l'intensa Karima, meglio senza il padrino Mario Biondi, e la singolare Arisa, che con la sua freschezza conquista anche il maestro Lelio Luttazzi.


Ospite internazionale del terzo appuntamento sanremese è il premio Oscar Kevin Spacey, che spiritosamente si presenta cantando Sinatra. Ma come i padroni di casa della peggiore specie, Bonolis diventa ancor più affettato e cerimonioso quando riceve personalità importanti: lunga e oziosa la sua chiacchierata con Spacey, coronata da una gaffe imbarazzante sulla defunta cagnetta dell'attore.

mercoledì 18 febbraio 2009

SONO SOLO CANZONETTE!

E' un Bonolis diverso quello della seconda serata del Festival, più sicuro e forte dei 14milioni di spettatori che hanno seguito l'apertura. Si sente il padrone di casa e marca il territorio con gli omaggi a Mozart - a inizio programma con un estratto del film "Amadeus" - e a Fabrizio De Andrè nel giorno del suo compleanno. "E dicevano che il Festival è morto... Ma ci facciano il piacere, ci facciano!", gongola Bonolis, incoraggiato dalla giuria che quest'anno sembra voler trasformare la galleria del teatro in una curva con continui applausi e cori da stadio. Più il conduttore si gasa, più cita gratuitamente Alberto Sordi e Totò.

Accanto a lui una nuova presenza femminile: elegante e più "viva" di Alessia Piovan (la Laura Palmer del cinema italiano), Eleonora Abbagnato - etoile dell'Operà di Parigi - è motivo d'orgoglio per tutti noi italiani... Ma almeno lei ci poteva risparmiare le gag prefabbricate con Bonolis (non c'è già il maestro Laurenti per questo?!).

Passiamo a quel che più conta: le canzoni in gara. Nonostante le esibizioni scorrano veloci (Deo gratias!), le nuove proposte non salgono sul palco prima di mezzanotte: a quell'ora chi mai si accorgerà di loro? Se non altro, la seconda serata serve a riascoltare i big per esprimere un giudizio migliore.
Albano canta la solita aria cucitagli addosso per assecondarne le indiscusse doti di interprete.

Al caro Povia, assurto improvvisamente a maitre a penser, insinuo umilmente un dubbio: ma chi se ne frega se Luca era gay, mentre adesso sta con lei? Semplicemente, la canzone è banale e non resta.

La classe di Niki Nicolai si sposa bene con la leggerezza del brano firmato Jovanotti "Più sole": il risultato è piacevole e ricercato.
Così piccola, così potente: Alexia colpisce per la sua grinta e la sua estensione vocalica.

Sal Da Vinci è un interprete intenso, forte dei sentimenti della sua terra, ma presenta un brano troppo scontato e sanremese.

Gemelli Diversi: ma per carità!

Paolo Belli, Pupo e Yussoun Dour: peccato che la gara non preveda un premio speciale alle buone intenzioni; comunque, di questi tempi una canzone sull'integrazione e "l'opportunità di essere diversi" decisamente non guasta.

Splendida performance canora di Francesco Renga, ma canzone è inconcludente: tipico esempio di brano confezionato appositamente per Sanremo. A sentire "L'uomo senza età" (ma non somiglia troppo a "Nessun dorma"?) si capisce quanto può essere lontano il palco dell'Ariston dal mercato discografico.

Il solito, disperato Marco Masini presenta una canzone che non è originale, ma anzi ricorda la più fortunata "Pensa" di Fabrizio Moro.

Come non perdonare qualche stecca alla divina Patty Pravo? Anche la sua "E io verrò un giorno là" rischia di restare imprigionata nella gabbia sanremese, ma l'interpretazione è come sempre sublime.

La grande personalità di Fausto Leali non è valorizzata dalla sua canzone, decisamente noiosa. Franco Fasano, l'autore, ha fatto un lavoro migliore con un altro brano in gara, quello di Iva Zanicchi, interpretato con sentimento e purtroppo scartato la prima sera.

Nuovo look per Dolcenera (è lei o Cristina D'Avena?!), ma canzone banale.

Marco Carta esordisce sul palco dell'Ariston con un motivetto radiofonico e orecchiabile,forse un pò scontato. Il giro di accordi è preso paro paro da "Torn" (come non riconoscere il successo planetario di Natalie Imbruglia?).

Il quadro generale delle canzoni in gara è piuttosto deludente: lo conferma il fatto che non è ancora partito il solito, avvincente "toto-voncitore". Speriamo nelle nuove proposte... Almeno di riuscire a vederle senza addormentarci prima!

martedì 17 febbraio 2009

SANREMO PRIMA: C'ERA BISOGNO?

Sembra più una commemorazione l'apertura del cinquantanovesimo Festival della canzone italiana: in loving memory of Mina! Mi chiedo: c'era bisogno? Ma non voglio iniziare con le polemiche. Bravo Bonolis che da subito spazio alla gara: grazie ai tempi più veloci perfino la solita scenografia di Gaetano Castelli sembra più bella.

Buono anche l'ingresso della "spalla" Luca Laurenti: il comico da prova di grande spirito e canta egregiamente... Ma le gag con Bonolis sono stantie e artificiose.

Verso la terza esibizione fa il suo ingresso l'immancabile presenza femminile: la "rediviva" Alessia Piovan... Povere vallette: non sono male, è che le disegnano così! Neanche il tempo di aprire bocca, la povera Alessia sparisce per poi riemergere quando tutti se ne sono dimenticati. Mi chiedo: c'era bisogno?

Lo spettacolo prosegue, e con esso le mie perplessità: cosa c'entrano il presidente delle Nazioni Unite in collegamento da New York (con tutto il rispetto) e il top model superfigo (Paul chi?!) con la gara musicale? Mi chiedo: c'era bisogno?

Il tanto atteso monologo di Roberto Benigni ci porta alla fine della prima parte della serata. Il premio Oscar rende ben due favori a Bonolis: il picco d'ascolti e la fine delle polemiche sul testo omofobico di Povia. La lettera scritta da Oscar Wilde al suo amante e letta da Benigni sul palco dell'Ariston placa la comunità gay, rappresentata in platea da un commosso Franco Grillini, e segna la pace fatta. Ma, attenzione, il gioco non vale la candela: i diritti Rai sono patrimonio comune e nessuno dovrebbe disporne a proprio piacimento.

Ore undici e un quarto, la metà dei big si è esibita: chissà se almeno il direttore Del Noce - in prima fila tra Miss Italia e la signora Bonolis - è contento delle canzoni. Ieri le sue dichiarazioni hanno fatto scalpore: o il Festival fa ascolti, o muore. Proprio così: il direttore di Rai1 è pronto ad asciugare Sanremo, a farne un programma spalmato su una o due serate, se non dovesse riscuotere quest'anno il successo sperato. Ma se proprio questa proposta, tornare all'essenzialità della gara, fosse la cura, l'unica possibile, ai mali del Festival? Perchè aspettare per rendere protagonista il bel canto, l'anima di Sanremo e del Paese?

lunedì 16 febbraio 2009

MAMMA RAI TRA NUOVE TECNOLOGIE E VECCHI ARNESI.

Sarò poco tecnologico, ma solo adesso mi rendo conto di quanto sia facile guardare la Tv dal Pc: il nuovo portale Rai.tv consente di guardare i programmi delle tre reti pubbliche in diretta. Buona la qualità dell'immagine, veloce il passaggio da un canale all'altro. Onore alla Rai che ha investito in un sito facile, navigabile e ricco di contenuti: perfino per me è semplice ripescare nell'archivio on-line programmi e telefilm. Finalmente la Tv di stato si mette al passo coi tempi: espugnando la rete e canali popolari come youtube, diventa accessibile e più vicina ai giovani. Peccato che i contenuti non si rinnovino: il Festival di Sanremo non è ancora iniziato, eppure gli altri programmi Rai già se ne nutrono. Stasera, per esempio, lo zio Bruno fa salotto "Aspettando il Festival" con Bonolis e i cantanti in gara, in collegamento dall'Ariston, Gigi D'Alessio e Vladimir Luxuria in studio: siamo solo all'anteprima, ma le banalità di Albano e le frasi di circostanza di Bonolis (con quello che prende potrebbe sforzarsi di più!) danno già la nausea. Il duo Bonolis-Laurenti... Anche basta! Intanto nel salotto di Porta a Porta prendono posto due irrinunciabili maitre a penser: Alba Parietti e Silvana Giacobini (SOB!).

E dire che amo Sanremo e mi piace parlarne - chi mi conosce lo sa - ma quel che è troppo è troppo. Nell'ultima puntata di Scalo76 Marinella Venegoni, grande esperta e abituè dell'Ariston, dice del Festival: "Uno spettacolo televisivo che fa della musica una foglia di fico". A sentire le infinite polemiche degli ultimi giorni su compensi stellari (vergogna!), testi omofobici e forfait di superospiti, si direbbe un'analisi corretta. Per quanto mi riguarda, spero di assistere anche quest'anno a esibizioni ispirate, come quelle cui ci ha abituati nella sua storia sanremese Enrico Ruggeri - anche lui ospite a Scalo76 -: dall'innovativa "Contessa" del 1980 (mitici i Decibel) alla vittoriosa "Mistero" del 1993.

mercoledì 11 febbraio 2009

"LA VITA E' BELLA" CON I DIRITTI RAI!

La svendita dei diritti Rai in cambio di un'ospitata di pochi minuti? Ma siamo matti?!

Andiamo con ordine: la vicenda vede protagonisti il padrone di casa del prossimo festival di Sanremo Paolo Bonolis e il premio oscar Roberto Benigni. Per salire sul palco dell'Ariston il comico toscano non vuole soldi: in fondo, cosa conta il denaro quando si possono mettere la mani sui diritti Rai? Benigni chiede di diventare proprietario dei diritti sulle sue apparizioni televisive nella Tv di stato. Ci rendiamo conto?! Ognuno di noi pagando il canone ricompenserà "il piccolo diavolo" per essersi generosamente immolato sull'altare del Festival. La televisione di Stato si svende - sostanzialmente, cede parte di un patrimonio che appartiene a ciascuno di noi - per fare un favore a Bonolis e regalargli il brivido, sia pur breve, del picco di ascolti. Il furbo Benigni con il solito "mordi e fuggi" di battute declamatorie e palpeggiate esilaranti mette le mani sui diritti Rai: che colpo!

Ma il dopo Baudo non doveva essere per il Festival una boccata d'aria, una ventata di nuovo? "La musica prima di tutto", "Riflettori puntati solo sulla gara"... E invece stesse polemiche, stessi tira e molla con ospiti, superospiti, vallette e valletti. Almeno superPippo ci sembrava confidare di più nella qualità delle canzoni e non disponeva della roba d'altri pur di assicurarsi ascolti.

Il direttore generale Rai Claudio Cappon e l'amministratore delegato di RaiTrade Carlo Nardello difendono Bonolis e il suo agente (Lucio Presta, lo stesso agente di Benigni... E come ti sbagli?!): un accordo simile sulla gestione congiunta dei diritti c'è già con alcuni artisti tra cui Mina. Ci chiediamo: è questa una ragione sufficiente perchè la Rai continui ad andare contro gli interessi propri e dei contribuenti?