Guardare oggi l'edizione delle 13.30 del Tg1 mi ha fatto riflettere sul telegiornale che vorrei vedere tutti i giorni.
Un notiziario che al resoconto dei fatti principali associ approfondimenti sempre nuovi: oggi, per esempio, dopo l'apertura con le elezioni europee e amministrative - modalità di voto, orari dei seggi, comuni interessati -, è andato in onda un servizio tutt'altro che scontato sui "seggi speciali". Le telecamere ci hanno portati nelle carceri, tra i detenuti che desiderano votare e negli ospedali, tra gli ammalati gravi che, impossibilitati a muoversi, fanno richiesta al comune di dare comunque il proprio voto.
Il telegiornale del servizio pubblico, pur restando legato all'attualità, deve, a mio avviso, garantire uno sguardo attento e critico alla storia, strumento indispensabile per capire il presente. Oggi, per esempio, il servizio sullo sbarco in Normandia, di cui celebrano l'anniversario in Francia i presidenti Obama e Sarkozy, ha offerto al pubblico - sempre più distaccato e indifferente al passato - una visione dell'evento concisa, ma efficace e ricca di suggestive immagini di repertorio.
Dal tg della televisione di Stato mi aspetto, inoltre, reportage dall'estero veri e "sentiti". Duilio Giammaria, inviato del Tg1 nella valle dello Swat - la zona al confine tra Pakistan e Afghanistan, teatro del conflitto tra talebani e forse governative - ha raccontato con empatia la tragedia dei profughi e l'evolversi di una guerra troppo lontana per noi altri occidentali distratti.
Non è un caso che mi ritrovi oggi a fare queste riflessioni: si vota in tutta Italia, c'è il silenzio elettorale, e i telegiornali sono finalmente liberi dai panini imposti dalla par condicio. Niente dichiarazioni dei politici - rigorosamente prima la maggioranza e poi le opposizioni, senza dimenticare nessuno, per carità! -, le solite chiacchiere che, strutturate secondo uno schema rigido, ingessano il cuore del notiziario. Silenzio, si vota: che pace!
sabato 6 giugno 2009
UN TG LIBERO DI INFORMARE.
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venerdì 6 marzo 2009
DOV'E' FINITA L'INFORMAZIONE IN TV (2)?
Prosegue il mio viaggio attraverso i palinsesti televisivi a caccia di informazione: per mia fortuna riparte proprio in questi giorni Exit, il miglior approfondimento giornalistico del piccolo schermo. Proprio così, il migliore, per la completezza dei servizi da cui trae spunto la discussione in studio e anche per la bravura della conduttrice. Dopo aver fatto anni di pratica con allenatori e calciatori, Ilaria D'Amico non può che essere diventata una moderatrice risoluta, in grado di fare le domande giuste al momento giusto. Exit non è un salotto e neanche un talk show: il dibattito tra gli ospiti fà da cornice ai servizi che in poco meno di un quarto d'ora affrontano un tema in ogni suo aspetto. La grafica, gli esempi concreti e il linguaggio colloquiale hanno un obiettivo solo: la chiarezza; il giornalismo al servizio del grande pubblico che si propone di spiegare questioni spinose. A proposito del federalismo fiscale, per esempio, uno dei servizi preparati, "La guerra dei soldi" parte dagli uffici del 118 dell'ospedale Cardarelli di Napoli: i computer non funzionano, la tac è in avaria e i posti letto sono esauriti. Da lì le telecamere di Exit si spostano negli uffici di un fornitore delle Asl campane che non viene pagato da anni ed è costretto a vendere le proprie fatture a una società di facturing: ci rimetterà, certo, ma almeno recupererà il denaro necessario a mandare avanti la propria attività. A questo punto non può mancare l'intervista al titolare della società di facturing, il cui vero business è l'attesa: la regione Campania tarda - spiega l'esperto affarista -, ma alla fine paga sempre; è una garanzia.
Pubblicato da gianluca alle 07:38 0 commenti
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