Loredana Bertè ha paura di fare la fine di Michael Jackson: morire sola in un mare di debiti. Il suo appello di qualche giorno fa al settimanale Tv, sorrisi e canzoni non ha sorpreso nessuno. Semmai ha suscitato un pò di ilarità, come tutte le sue ultime uscite.
Da tempo, ormai, la Bertè si nasconde dietro un personaggio sempre più improbabile: conciata come una gothic lolita in perfetto stile Avril Lavigne, lei che non ha più vent'anni somiglia a Maga Magò, o qualcosa del genere. Non è sempre facile seguire un suo ragionamento: si esprime in maniera colorita, non sempre chiara, quasi a rimarcare il suo personaggio da commedia dell'assurdo.
Ma c'è una cosa che accomuna la buffa Loredana di oggi a quella degli esordi: il rock. Quando canta la Bertè non cen'è per nessuno: viene fuori la bambina cattiva e irresistibilmente fragile che non sa controllare la forza che la possiede. La sua capacità interpretativa e l'attitudine vanno ben al di là della voce, indebolita dal tempo.
Per questo, un pò mi piangerebbe il cuore se qualcuno esaudisse la sua richiesta di partecipare al Grande Fratello. Il posto di Loredana Bertè non è Cinecittà, ma è il palco: è solo là che l'artista vive, liberando tutta la sua incredibile energia. E per chi avesse qualche dubbio, eccovi il link a un'esibizione che non smette di incantarmi.
http://www.youtube.com/watch?v=ma0Q17Zw6Po
Non siamo più nel 1983, è vero, e la Bertè non è più sexy come allora. Ma la passione non ha tempo.
mercoledì 22 luglio 2009
ANIMA ROCK.
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venerdì 15 maggio 2009
TV: CHI SI AGGIUDICA IL RECORD DEL TRASH?
L'editoriale di Alfonso Signorini su Tv, Sorrisi e Canzoni di questa settimana mi ha molto colpito: si tratta di un'analisi interessante dello Show dei Record, in onda su Canale5 ogni giovedì in prima serata. Come mai un programma che molti trovano brutto fa ascolti così alti? Secondo il direttore Signorini, è la cosiddetta sindrome del gatto schiacciato a decretare il successo del varietà condotto da Barbara D'Urso. In pratica, lo stesso istinto che ci incuriosisce e ci fa soffermare su immagini che suscitano ribrezzo (appunto, il gatto spiaccicato in tangenziale, o anche lo scontro tra due macchine che ci fa rallentare per guardare meglio) ci incolla alla tv davanti al bambino più peloso del mondo, alla donna con le tette più grandi (e alla D'Urso che, sentendosi improvvisamente sminuita, scatena il suo istinto bestiale) o a quella più brutta.
Personalmente, trovo che lo Show dei Record sia veramente brutto, spesso volgare, e che la curiosità morbosa descritta da Signorini non sia sufficiente a costruire un programma di prima serata. Seppure facendo zapping mi imbatto nell'uomo più piccolo del mondo, un attimo dopo cambio canale davanti alla D'Urso che gli corre dietro per lo studio cercando di acchiapparlo.
Tuttavia, la sindrome del gatto schiacciato rappresenta una teoria fondamentale per il servizio pubblico che, in quanto tale, dovrebbe fare a meno di applicarla. Se, infatti, è ammissibile che la tv commerciale alimenti la malsana curiosità del pubblico (l'importante è fare ascolti e attirare i pubblicitari), non è comprensibile che la Rai faccia lo stesso. Eppure, la televisione di stato non ci risparmia plastici e biciclette insanguinate, macabri fatti di cronaca ripescati ad arte dal passato. I dettagli pulp e le testimonianze agghiaccianti si sprecano, dai tg ai talk show, fino ai varietà di prima serata.
Liberiamo il servizio pubblico dagli show dei record: record di volgarità e voyeurismo.
Pubblicato da gianluca alle 01:28 0 commenti
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