"Non voglio fare il licenziato di professione, o la vergine pellegrina di trasmissione in trasmissione": questa la premessa di Enrico Mentana, che tuttavia non rinuncia ad "Annozero" e si lascia amabilmente sfruculiare dall'istrionico Santoro. Sostanzialmente, il mitraglia ribadisce le spiegazioni che ha già dato a Gad Lerner sul divorzio da Mediaset: "Qualcosa è cambiato: il bisogno di informazione ha perso centralità e gli approfondimenti vengono relegati dopo la mezzanotte. Non sta a me dire se va perdendosi anche l'equidistanza". La denuncia di Mentana, unitamente ad alcune mie vicende personali, mi sprona a riflettere sullo stato dell'informazione, non solo in Mediaset, ma in tutta la tv generalista. La mia analisi non può che accompagnarsi all'unico sport sano e stimolante che conosca: lo zapping. E' giovedì sera e chi è assetato di giornalismo televisivo non può prescindere da Annozero. Nonostante l'aria da buffone e l'atteggiamento banalizzante, Santoro continua a condurre un interessante approfondimento: il servizio sul marchio di abbigliamento "La Perla", rilevato da un'azienda di San Francisco, illumina in modo originale una realtà che i più neanche immaginano (sfilano in passerella le sarte licenziate in tronco, dopo aver lavorato per vent'anni al servizio del made in Italy). Mi ha colpito anche il viaggio in Polonia di uno degli inviati della trasmissione accompagnato da un operaio della Fiat di Pomigliano D'Arco in cassa integrazione: i dipendenti dello stabilimento polacco Fiat guadagnano meno della metà dei colleghi italiani, ma non scioperano perchè sono terrorizzati; hanno paura di perdere il posto. "Fiat non è made in Italy", conclude Ciro, l'operaio di Pomigliano D'Arco appena licenziato.
giovedì 26 febbraio 2009
DOV'E' FINITA L'INFORMAZIONE IN TV?
Pubblicato da gianluca alle 13:00 0 commenti
Etichette: annozero, enrico mentana, le iene, michele santoro
mercoledì 25 febbraio 2009
ALESSIO VINCI: DALLA CNN A MATRIX.
Spenti i riflettori su Sanremo, Mediaset rimette in sesto la controprogrammazione e fa ripartire Matrix con il volto nuovo di Alessio Vinci. La sospensione di due settimane del programma portato al successo da Enrico Mentana ha eliminato l'unica minaccia possibile al boom di ascolti del Festival di Bonolis. Ma ormai è acqua passata: un fatto è che Bonolis ha sbancato (tanto di cappello), l'altro è che in Mediaset hanno perseguito il duplice scopo di estromettere il poco allineato Mentana e di sostituirlo con un uomo lontano dalla logica di palazzo. Per il Biscione, perennemente tacciato di faziosità, era importante affidare la conduzione del programma di informazione più seguito a un volto nuovo e super-partes: chi meglio di Alessio Vinci, direttamente dalla Cnn Roma? Pur essendo italiano, Vinci, come lui stesso racconta nel video di presentazione realizzato per TgCom, ha sempre osservato l'Italia da straniero: ha rincorso le notizie per le strade, mentre adesso si ritrova in uno studio a sezionare il Bel Paese dall'interno. Subito il battesimo del fuoco per Alessio Vinci, che nella prima puntata del "suo" Matrix affronta il tema spinoso della sicurezza e della violenza sulle donne. Il nuovo conduttore sa gestire con eleganza i politici ospiti in studio, che dopo aver studiato a memoria i discorsi dei ghostwriter si abbattono come un fiume in piena sull'avversario. Diplomaticamente Vinci smorza la polemica sul nascere, facendo osservare che violenza sulle donne e stalking sono problemi ben al di là di partiti e schieramenti. Il nuovo corso di Matrix da risalto alla redazione: il conduttore invita i colleghi giornalisti a presentare in trasmissione i servizi che hanno curato. No alla personalizzazione del programma, dunque: lo sguardo sui temi in discussione è più ampio e corale. Certo, al debutto Alessio Vinci è emozionato: dondola nervosamente e ogni tanto scivola sulle parole. Ma è sobrio, diretto e efficace: la scuola americana si vede. Che sia di buon esempio per il giornalismo televisivo italiano. A proposito: la puntata di Porta a Porta celebrativa del successo festivaliero era proprio necessaria? Non bastava Domenica In?
Pubblicato da gianluca alle 00:29 0 commenti
Etichette: alessio vinci, enrico mentana, matrix
lunedì 23 febbraio 2009
MENTANA E IL CAVALIERE: DIVORZIO ALL'ITALIANA.
"Se mi inviti la prossima settimana torno volentieri". Così Enrico Mentana conclude la sua epifania a "L'infedele" e risponde scherzosamente alle provocazioni di Gad Lerner ("Non se lo è ancora preso nessuno: spero che lo prendiamo noi!"). L'ex direttore del Tg5 concede a La7 - con cui era già stato in trattativa anni fa per la direzione delle news - la prima intervista dopo il divorzio da Mediaset, ma non è in studio: si limita ad apparire in collegamento e solo nella prima parte della trasmissione. L'astuto Lerner invita Enrico Mentana in quanto "esperto di dimissioni" nella puntata dedicata a Walter Veltroni e al Pd, ma la preda non cade nella trappola dell'antiberlusconismo feroce. Mentana da prova di equilibrio e onestà intellettuale: racconta di aver fatto arrabbiare il Cavaliere dando troppo spazio a personaggi sgraditi come Di Pietro (un vero e proprio one man show quello dell'ex pm a Matrix), ma subito dopo sentenzia che la sinistra si è fatta male da sola, indipendentemente dal Pdl. Non si scompone mai il vecchio Mitraglia - così lo ricordano i colleghi giornalisti -, neanche quando qualcuno tra gli ospiti gli ricorda che nel 1992 al Tg5 dimenticò di citare il partito dell'inquisito Mario Chiesa: Mentana fa il superiore ed è come sordo alle provocazioni.
Pubblicato da gianluca alle 12:32 0 commenti
Etichette: enrico mentana, Gad Lerner, L'infedele, la7
