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domenica 3 maggio 2009

LA SPERANZA IN UN REALITY.

Il reality come strumento di integrazione sociale e accettazione del diverso? Vediamo un pò: un rom vince il Grande Fratello 9, un trans L'Isola dei Famosi, una vittima del gioco d'azzardo La Fattoria. Alessio Vinci, ormai professionale e convincente anche quando affronta temi più leggeri, nell'ultima puntata di Matrix cerca di capire cosa stia succedendo e da voce a una pluralità di punti di vista, tutti interessanti.

Colpisce, in particolare, il servizio realizzato nel campo rom del Casilino, a Roma, dove tutti hanno seguito la finale del GF, la "finale di Ferdi". In una baracca qualcuno racconta di aver preso in prestito un televisore apposta e di aver radunato tutta la comunità, come facevamo noi italiani negli anni '50, quando in pochissimi potevano permettersi le prime tv. I giovani rom ai microfoni di Matrix raccontano di aver votato il proprio "rappresentante" perchè grazie a lui si sono sentiti riscattati: "Ferdi ci aiuta a sperare in un futuro migliore", hanno detto, "Se cel'ha fatta lui anche noi possiamo avere una seconda chance".

Ho letto diversi articoli su questo giovane montenegrino che ha suscitato tanta simpatia: il "Barack Obama dei rom", lo hanno definito, oppure lo "Slumdog Millionaire di Cinecittà"... Già. Il film che ha fatto il botto all'ultima notte degli Oscar è stato girato nelle baraccopoli indiane: i protagonisti non sono attori, ma ragazzini del posto; la loro miseria purtroppo non è un'invenzione. Slumdog Millionaire non ha forse il merito di accendere le luci su quella realtà troppo spesso ignorata? Eppure, passati gli oscar, i bambini del film sono tornati alla loro povertà e ai loro drammi quotidiani.

Il tenero Ferdi non si rende conto di quanto sia importante per gli altri rom la sua vittoria e forse si sente più italiano che rom: lui, affidato da anni a una famiglia di Fano; lui, cuoco regolarmente assunto e bene integrato. Si starà chiedendo cos'ha in comune con gli zingari del campo del Casilino. Quando i riflettori si saranno spenti sul Grande Fratello 9, il vincitore Ferdi - cui, ben inteso, auguro il meglio - mal che vada tornerà un pò deluso al suo lavoro di cuoco. Ma chi, a quel punto, sarà in grado di riportare la speranza tra le baracche "sgarrupate" dei rom?

mercoledì 25 febbraio 2009

ALESSIO VINCI: DALLA CNN A MATRIX.

Spenti i riflettori su Sanremo, Mediaset rimette in sesto la controprogrammazione e fa ripartire Matrix con il volto nuovo di Alessio Vinci. La sospensione di due settimane del programma portato al successo da Enrico Mentana ha eliminato l'unica minaccia possibile al boom di ascolti del Festival di Bonolis. Ma ormai è acqua passata: un fatto è che Bonolis ha sbancato (tanto di cappello), l'altro è che in Mediaset hanno perseguito il duplice scopo di estromettere il poco allineato Mentana e di sostituirlo con un uomo lontano dalla logica di palazzo. Per il Biscione, perennemente tacciato di faziosità, era importante affidare la conduzione del programma di informazione più seguito a un volto nuovo e super-partes: chi meglio di Alessio Vinci, direttamente dalla Cnn Roma? Pur essendo italiano, Vinci, come lui stesso racconta nel video di presentazione realizzato per TgCom, ha sempre osservato l'Italia da straniero: ha rincorso le notizie per le strade, mentre adesso si ritrova in uno studio a sezionare il Bel Paese dall'interno. Subito il battesimo del fuoco per Alessio Vinci, che nella prima puntata del "suo" Matrix affronta il tema spinoso della sicurezza e della violenza sulle donne. Il nuovo conduttore sa gestire con eleganza i politici ospiti in studio, che dopo aver studiato a memoria i discorsi dei ghostwriter si abbattono come un fiume in piena sull'avversario. Diplomaticamente Vinci smorza la polemica sul nascere, facendo osservare che violenza sulle donne e stalking sono problemi ben al di là di partiti e schieramenti. Il nuovo corso di Matrix da risalto alla redazione: il conduttore invita i colleghi giornalisti a presentare in trasmissione i servizi che hanno curato. No alla personalizzazione del programma, dunque: lo sguardo sui temi in discussione è più ampio e corale. Certo, al debutto Alessio Vinci è emozionato: dondola nervosamente e ogni tanto scivola sulle parole. Ma è sobrio, diretto e efficace: la scuola americana si vede. Che sia di buon esempio per il giornalismo televisivo italiano. A proposito: la puntata di Porta a Porta celebrativa del successo festivaliero era proprio necessaria? Non bastava Domenica In?

martedì 10 febbraio 2009

SILENZIO CERCASI.

Come spesso accade, nella serata di ieri l'offerta della tv generalista sembrava seguire una linea sola: il grido. Neanche per la morte si è fatta eccezione: il "vespaio" mediatico di insulti e accuse reciproche non ci ha risparmiati, ma anzi ha stravolto il palinsesto tendendoci un agguato in prima serata. E Mentana, che una volta tanto non ha potuto fare "acchiapparello" col suo dirimpettaio, ci è rimasto così male da legarsela al dito. Non sapeva, forse, il buon Mitraglia di lavorare in una tv commerciale che mai avrebbe rinunciato alla prima serata carica di ascolti del GF? Il reality sembra tornare agli antichi fasti e nessuno lamenta l'assenza di Matrix nella programmazione. In fondo, anche senza Mentana il mercato del dolore ieri è andato in onda a reti unificate: lacrime, insulti e reciproche accuse hanno animato il salotto di Porta a Porta, il ring dell'Infedele e, immancabilmente, la nicchia di Emilio Fede. Una vera e propria camera ardente sul piccolo schermo, ma i toni non erano da veglia funebre: uno spettacolo non meno strillato della caciara del Gf, o delle beghe deliranti tra i giudici di X-Factor. Se l'intento era questo, ne apprezziamo la piena riuscita, ma osserviamo che in certi momenti la sola forma di rispetto e di solidarietà accettabile è il silenzio. Non solo si deve tacere, ma si può: non è vero che l'informazione non può fare silenzio. Il diritto di cronaca non alimenta voyerismo e curiosità morbosa, ma anzi li combatte. Lo ha dimostrato nei giorni scorsi Antonello Piroso, direttore del Tg di La7, uscendo dall'arena: onore al merito e ai segni, sia pur sporadici, di civiltà.