I nuovi telefilm americani celebrano lo sfigato: eroi con la testa tra le nuvole, dall'aria imbranata, che assolutamente non sembrano poter vincere cause in tribunale o risolvere intricati casi polizieschi. Ma le apparenze ingannano, si sa: questi personaggi timidi e sopra le righe - oggi si direbbero Nerd - in realtà piacciono alle donne e rivelano un carisma sorprendente.
Dopo Eli Stone, l'avvocato delle cause perse che si lascia guidare da esilaranti visioni, e Chuck, l'impacciato esperto di informatica che improvvisamente si ritrova in possesso dei segreti della Cia, arriva Sam Tyler, l'investigatore protagonista della serie Life on Mars, in onda su Raidue.
In seguito a un incidente stradale, Sam viene inspiegabilmente catapultato nel 1973. Prigioniero del passato, per capire cosa gli è successo può solo avvalersi di un vecchio televisore che, quando si decide a funzionare, gli parla. Nel 1973 Sam Tyler si ritrova a fare il suo lavoro nella squadra più sgangherata possibile di poliziotti. Oltre ai colleghi sprovveduti, ma molto divertenti, Tyler dovrà fare i conti con la totale mancanza di tecnologia: niente e-mail o apparecchiature sofisticate che gli permettano di svolgere le indagini nel modo in cui è abituato.
La colonna sonora è di grande effetto: una serie di successi degli anni '70 - da Santana a Simon&Garfunkel - cui non si può resistere!
Dopo i superfighi McGiver e Sonny Crockett di Miami Vice, la serialità made in Usa stuzzica la nostra curiosità proponendo un nuovo tipo di eroe. Il divertimento è garantito!
venerdì 31 luglio 2009
TELEFILM USA: LA RIVINCITA DEI NERD.
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giovedì 30 luglio 2009
NESSUNO TOCCHI SANREMO
Ora basta! Toccatemi tutto, ma Sanremo proprio no!
Le discussioni di questi giorni su dialetti e culture locali hanno l'unico pregio di fornire a chi si rilassa sotto l'ombrellone uno spunto per chiacchierare. Mi guardo bene dall'alimentare la polemica sulla proposta leghista di selezionare i prof in base alla conoscenza del dialetto e delle tradizioni della regione in cui si trasferiscono a insegnare. Ma di fronte all'ultima, ridicola uscita del Carroccio proprio non so tacere: una sezione dedicata ai dialetti al Festival di Sanremo. Ma per piacere!
Devo essere io a ricordare ai nostri politici che Sanremo è il Festival della Canzone Italiana? Che va in onda fin dalla nascita della tv di stato proprio per il suo indiscutibile contributo al sentimento di unità nazionale? La Rai negli anni '50 ha aperto gli occhi a siciliani, laziali e friulani sulla loro italianità: per la prima volta ha proposto questo senso di appartenenza comune, avvalendosi anche del supporto musicale di Sanremo. Tutto lo stivale cantava Modugno e si sentiva unito.
Certo, il Festival non ha mai negato alle tradizioni locali lo spazio che meritano: penso ai Tazenda o a Nino D'Angelo. Ma una sezione specifica per i canti dialettali... Insomma, è o non è la festa della canzone italiana? Conterà pur qualcosa il fatto che da Pordenone a Lampedusa abbiamo tutti la stessa cittadinanza?
Da amante di tutti i dialetti e appassionato conoscitore del proprio, così incisivo e ricco di sfumature, amo parlare e scrivere nella mia lingua, l'italiano. E adoro il bel canto all'italiana, celebrato dal Festival di Sanremo. Una tradizione che il mondo ci invidia e che dovremmo imparare a valorizzare.
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mercoledì 29 luglio 2009
LA NOSTALGIA NEL SALOTTO DI BRUNO VESPA
"Il successo per Rita Pavone arriva nel 1962, quando Antonello Falqui la scrittura per il varietà Studio Uno al posto di Mina, che era stata allontanata dalla Rai perchè aspettava un figlio da un uomo sposato, Corrado Pani". "Nel 1963 il Corriere della Sera racconta il tentato suicidio di Gino Paoli titolando, con la delicatezza dei giornali dell'epoca, Un proiettile è penetrato vicino al suo cuore
Queste citazioni basterebbero da sole ad aprire a chi ha vissuto gli anni '60 un mondo di ricordi. Storie d'amore, di musica e televisione che hanno segnato il grande pubblico, mutandone la sensibilità. Il merito delle schede di Porta a Porta Estate è quello di ripercorrere sapientemente queste vicende, legate a filo doppio alle memorie private di ognuno.
Tutte le ragazzine degli anni '60 imitavano l'urlatrice Rita Pavone davanti allo specchio: portavano i capelli corti e la minigonna proprio come lei e si dimenavano ballando il twist. Il sogno d'amore della giovane Rita e del suo pigmalione Teddy Reno faceva battere i cuori di tutta un'Italia sognante e piena di belle speranze.
Gli amori di Porta a Porta Estate - De Andrè e Dori Ghezzi, Gino Paoli e Stefania Sandrelli, ma anche Fellini e Giulietta Masina, Mastroianni e Catherine Deneuve - sono favole romantiche che non smettono di incantare anche i più giovani, intenti a scoprire la musica di De Andrè o il cinema felliniano.
Gli intermezzi nel salotto di Bruno Vespa si potrebbero evitare - cos'hanno ancora da raccontare Silvana Giacobini, Paolo Limiti e Dario Salvatori, imbalsamati come i professori di Harry Potter? -, ma sono ampiamente compensati dalle schede curate dalla redazione. Rivedere quei filmati è come sfoglire il proprio album dei ricordi: frammenti di giornali, film e programmi televisivi che sono nei nostri cuori; immagini che appartengono a ciascuno di noi.
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sabato 25 luglio 2009
PUBBLICITA' CHE FANNO CENTRO.
La pubblicità che coglie nel segno, diventando un cult. Che sfrutta il luogo comune per divertire e mandare un messaggio chiaro, durevole. Non è facile usare la potenza dell'immagine per reclamizzare un prodotto: si tratta di una capacità potenzialmente illimitata che determina le mode e decide i consumi.
C'è chi si serve della musica giusta, o ricorre al testimonial d'eccezione. Ma gli spot dotati di un impatto e di una capacità comunicativa degna del cinema sono una rarità.
In questi giorni ne vediamo uno, anzi due: sono gli episodi della nuova campagna pubblicitaria Vivident. Dopo lo scoiattolo petomane della Vigorsol, che con un solo chewingum riesce a salvare la foresta dalle fiamme (Per un pò di tempo i suoi "rumori" sono stati addirittura censurati, povero scoiattolino!), arrivano i due impiegati della megaditta giapponese. I simpatici vicini di scrivania, tipiche facce da Mai dire Banzai, fanno a gara di sculture con la gomma da masticare. Lo scopo dello spot è dimostrare l'incredibile freschezza dei nuovi chewingum Vivident; la genialata è l'ambientazione, ovvero l'azienda giapponese piena di alienati in perenne competizione tra loro.
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giovedì 23 luglio 2009
LARGO AI GIOVANI, QUELLI VERI.
Confesso di aspettare il mercoledì sera per godermi i sempre accuratissimi speciali de La Storia siamo noi: Giovanni Minoli, insieme alla sua redazione, confeziona puntate monografiche che spaziano dal costume alla politica, dagli spettacoli agli esteri.
Sono rimasto colpito di recente da due interviste: due eterni ragazzi che hanno molto da insegnare a quelli che sono ancora giovani anagraficamente, ma forse non lo sono mai stati nello spirito. Parlo di Gianni Morandi e di Tito Stagno: due personaggi molto diversi, il primo cantante e uomo di spettacolo, il secondo giornalista e volto storico della Rai.
Di Morandi Giovanni Minoli ha voluto ripercorrere la storia: dai primi successi di quello che si considerava l'enfant prodige della musica italiana a gli ultimi album, passando per una lunga crisi che sembrava non risolversi.
Tito Stagno, invece, è stato chiamato in causa a proposito dello sbarco sulla luna: come non intervistare nel quarantesimo anniversario dell'evento il giornalista che condusse la storica diretta Rai?
I due personaggi hanno una caratteristica comune, che emerge dirompente dal ritratto di Minoli: l'entusiasmo. Passione ed energia rendono Morandi e Stagno (rispettivamente 65 e 79 anni) eterni adolescenti: la forza che ti permette di superare i momenti di crisi in cui tutti sembrano averti dimenticato; la tenacia che ti fa tornare in sella a raccogliere nuove sfide. Tito Stagno non smetterebbe mai di raccontare il suo mestiere, con una luce negli occhi che emoziona e colpisce profondamente. Morandi è un vulcano di idee: ancora oggi sforna successi discografici e importanti iniziative con la sua Nazionale Cantanti (guarda caso, l'ha inventata lui).
Un modello, insomma, per le nuove generazioni che faticano a credere in quello che fanno.
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Etichette: gianni morandi, giovanni minoli, la storia siamo noi, tito stagno
mercoledì 22 luglio 2009
ANIMA ROCK.
Loredana Bertè ha paura di fare la fine di Michael Jackson: morire sola in un mare di debiti. Il suo appello di qualche giorno fa al settimanale Tv, sorrisi e canzoni non ha sorpreso nessuno. Semmai ha suscitato un pò di ilarità, come tutte le sue ultime uscite.
Da tempo, ormai, la Bertè si nasconde dietro un personaggio sempre più improbabile: conciata come una gothic lolita in perfetto stile Avril Lavigne, lei che non ha più vent'anni somiglia a Maga Magò, o qualcosa del genere. Non è sempre facile seguire un suo ragionamento: si esprime in maniera colorita, non sempre chiara, quasi a rimarcare il suo personaggio da commedia dell'assurdo.
Ma c'è una cosa che accomuna la buffa Loredana di oggi a quella degli esordi: il rock. Quando canta la Bertè non cen'è per nessuno: viene fuori la bambina cattiva e irresistibilmente fragile che non sa controllare la forza che la possiede. La sua capacità interpretativa e l'attitudine vanno ben al di là della voce, indebolita dal tempo.
Per questo, un pò mi piangerebbe il cuore se qualcuno esaudisse la sua richiesta di partecipare al Grande Fratello. Il posto di Loredana Bertè non è Cinecittà, ma è il palco: è solo là che l'artista vive, liberando tutta la sua incredibile energia. E per chi avesse qualche dubbio, eccovi il link a un'esibizione che non smette di incantarmi.
http://www.youtube.com/watch?v=ma0Q17Zw6Po
Non siamo più nel 1983, è vero, e la Bertè non è più sexy come allora. Ma la passione non ha tempo.
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martedì 21 luglio 2009
RAITRE CELEBRA LA DONNA.
Talvolta l'estate serve a dare spazio in televisione ad approfondimenti di qualità e ampio respiro. Resta da chiedersi come mai un documentario prezioso come Bellissime di Giovanna Gagliardo resti confinato anche a fine luglio in seconda-terza serata (lunedì, 23.55 Rai3).
I due documentari Bellissime1 e 2, realizzati tra il 2004 e il 2006, raccontano il percorso appassionante che la donna ha compiuto nel XX secolo, soffermandosi sulle tappe più significative: le prime donne a lavorare, a raggiungere la popolarità attraverso la scrittura, o a vincere medaglie olimpiche. Donne che hanno affrontato la guerra con coraggio, imbracciando le armi, se necessario, per difendere i propri figli. Donne che hanno creduto nell’emancipazione, che si sono guadagnate il diritto di indossare i pantaloni o la minigonna e di scegliere se continuare o no una gravidanza.
I docufilm della Gagliardo vengono trasmessi su Rai3 in cinque parti. Il racconto si avvale di documenti preziosi, come i filmati presi in prestito dall’Istituto Luce e dagli archivi Rai. Molto significativi anche i frammenti di interviste realizzate in quegli anni, di film e programmi televisivi che hanno fatto epoca.
Pubblicato da gianluca alle 02:15 0 commenti
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